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lunedì 24 settembre 2012

A cosa rinuncio per un figlio?

Oggi vorrei condividere con voi alcuni pensieri relativi alle rinunce che ci si presentano quando decidiamo di avere un bambino.
Gli atteggiamenti possono essere molto diversi, ma la paura colpisce tutti, mamme e papà: avrò chiuso con la mia vita? Non potrò più fare quello che voglio? E il calcetto del giovedì sera? E la cena con le amiche il sabato?
Insomma, si insinuano dubbi e paure mentre quel pancione cresce, come se una parte di noi cominciasse a salutarci, per sempre.
Le reazioni, quando il bambino nasce, si dimostrano poi le più disparate: c’è chi si annulla per la causa e non si prende neanche più il tempo di andare dal parrucchiere per mesi interi e chi finge che quel fagottino sia un’appendice di sé e non abbia esigenze autonome.
Così in spiaggia si vedono mamme che portano i bambini piccoli sotto il sole di mezzogiorno e quasi se ne dimenticano prendendo il sole, mentre quei piccoli si arrossano, non riescono a tenere gli occhietti aperti, non vogliono mangiare né possono dormire quando ne avrebbero bisogno.
Oppure mamme e papà che per paura di non dedicare sufficienti attenzioni al loro bambino nemmeno conversano più, perché bisogna sempre giocare con il piccolo, né si ritagliano momenti di intimità, perché il piccolo occupa nel lettone lo spazio della coppia.
Forse c’è una via di mezzo.
Quando nasce un bambino le sue esigenze sono primarie, anche perché sono quasi di sopravvivenza, e come tali vanno rispettate con molta cura. Ma una mamma e un papà continuano ad essere un uomo e una donna e non possono né devono annullare se stessi, perché prima o poi i figli crescono, piano piano si allontanano, e vanno lasciati andare non costretti a restare perché senza di loro non si ha più un’identità.
Cerchiamo di ragionare con il buon senso e di trovare dei compromessi che preservino innanzitutto la salute del piccolo e il suo benessere, ma anche la qualità della vita di mamma e papà.

lunedì 7 maggio 2012

Siamo ancora una coppia

Quando da due si diventa tre (o più) il cambiamento è una rivoluzione epocale: i ritmi vengono sovvertiti, le energie consumate, i pensieri sconvolti. Quando nasce un bambino la donna diventa mamma: la natura e la necessità la portano a dedicarsi al piccolo arrivato con una dedizione totale e assoluta perché egli dipende da lei in tutto e per tutto.
Il papà partecipa a tali cure, ma quasi sempre presto deve tornare al lavoro e la mamma resta sola con il bambino.
I bisogni del pargolo assorbono completamente il tempo e le risorse della mamma, che si trova a trasformare la propria vita: gli orari del cibo e del sonno, tanto per fare un esempio, non sono più così scontati, né così arbitrari.
Inoltre le prime settimane dopo il parto non si possono avere rapporti sessuali; a seconda del tipo di parto tale periodo può essere più o meno lungo.
Spesso le donne non avvertono tale latenza come eccessivamente problematica: il bambino le completa e a volte le satura, non c’è spazio per altre braccia che cingano o per altre bocche che s’avvicinino.
I neo papà si trovano così, improvvisamente, esclusi da un corpo e da un affetto che avevano dato per certo e spesso non si capacitano della reticenza delle neo mamme a riprendere l’attività sessuale anche quando diventa possibile.
E' una situazione normale, la coppia sta affrontando una nuova fase della sua esistenza e ciò inevitabilmente porta il suo carico di fatica.
Ma la coppia è un orto che per dare frutto dev’essere coltivato, con costanza e passione: certo, quando arriva l’inverno lo si lascia riposare, ma per poterne gustare i prodotti a primavera bisogna metterci mano. Se lo trascurate per troppo tempo esso inaridirà, piano piano.
Non permettetevi di abituarvi a fare a meno della coppia che eravate, trovate degli spazi, dei momenti di intimità, di affetto, di vicinanza fisica e emotiva. 
 
 

martedì 10 aprile 2012

Giochiamo nella stessa squadra

Quante volte le discussioni tra partner nascono da un diverso punto di vista sull'educazione dei figli?
E quante volte questo diventa una difficoltà aggiuntiva nel mantenere la coerenza con l'input dato?
La mediazione è una strada senza dubbio in salita, ma è la via che premia. Se i bambini, o i ragazzi, sentono che il parere dei loro genitori è unanime, ne percepiscono sicurezza e contenimento; non hanno margine di strategia che, anche se in prima battuta sembra agevolarli, a lungo andare li danneggia.
Trovare un punto di equilibrio tra opinioni diverse è molto faticoso, soprattutto quando si tratta di decisioni importanti e sentite come quelle che riguardano i propri figli. Ognuno è convinto della propria posizione e sente che nel mantenerla è in gioco il benessere di chi ama.
Ricordiamoci però che le decisioni prese hanno senso e valore solo se portate avanti con coerenza giorno dopo giorno; generano cambiamento solo se sono pensate ed elaborate; aiutano nella crescita solo se sono portate avanti con la serenità di aver fatto un tentativo sentito come possibilità di miglioramento.
Riuscire a scegliere una via comune tra i due genitori garantisce tutto questo, fa sentire i figli sostenuti, li rassicura perchè non li fa sentire adulti prima del tempo.
Provate a cercare una soluzione insieme, ad ogni problema; a volte uno di voi due dovrà cedere per lasciare spazio al tentativo dell'altro, altre volte troverete un compromesso.
Ma statene certi, ne beneficerete tutti.


venerdì 6 aprile 2012

Quando una mamma è in attesa...

Chiamare mamma colei che non ha ancora partorito può sembrare una contraddizione di termini; ma avere un bambino in grembo rende già madri.
Ci si sente stanche e forti, preoccupate e invincibili, sole e intimamente unite a qualcuno, impotenti e determinanti. Si, perchè la gravidanza è un percorso caratterizzato dalle contraddizioni, la prima fra tutte è data dall'essere contemporaneamente una e due.
Ma l'incontro, quando il bambino nascerà, sarà in ogni caso con uno sconosciuto: bisogna darsi il tempo di conoscersi a vicenda, di affinare giorno per giorno la comprensione reciproca. Questo può spaventare molto e generare ansie e preoccupazioni, anche eccessive.
I pensieri negativi ci sono e sono normalissimi; certo, ci fanno sentire cattivi e insensibili ma soprattutto incompresi. Questo perchè è così difficile quando tutti ci fanno i complimenti e si immaginano gioie dietro ad ogni angolo poter affermare che spesso è la fatica che fa da padrona e che per la gioia servono energie che non si trovano.
Non reprimete quei pensieri, non nascondeteli così bene da renderli introvabili; condivideteli con qualcuno di cui vi fidate, si ridimensioneranno e faranno meno paura.
Il bambino in grembo esiste già nella mente dei suoi genitori, soprattutto della sua mamma; egli è immaginato e fantasticato, a volte temuto. È importante parlarne con qualcuno, con il partner, con i propri cari, con un'amica: condividere le fatiche e i pensieri negativi permette loro di diventare più gestibili e controllabili.




www.spazioallemamme.it