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domenica 30 settembre 2012

Il primo giorno di scuola

Che sia il primo giorno di nido, di materna, di elementari, di medie, di superiori, di università, perfino il primo di lavoro del proprio figlio, per una mamma è sempre un momento immensamente emozionante. Quante paure, quanti pensieri, quante gioie si intrecciano!
Poco cambia che il piccolo abbia due, dodici o vent’anni… per la sua mamma è sempre un momento di riflessione.
Ci si chiede come starà lontano da noi, ci si preoccupa che trovi persone che lo capiscano e lo accolgano bene, ci si chiede se sia effettivamente pronto per quel passo… E si aspetta col cuore in gola che torni a casa.
E forse il pensiero torna al passato, indugia sulla nostalgia, e viene un po’ da chiedersi come abbia fatto il tempo a scorrere così veloce. Quando è successo? Quando ha smesso di piangere perché non mi vedeva? Quando ha smesso di aver bisogno della fiaba della buonanotte? Quando ha smesso di rifugiarsi tra le mie braccia per un lieve spavento?
Da quando non sono più tutto il suo mondo?
È difficile abituarsi a un figlio che cresce, perché ci si riabitua anche un po’ a se stesse.
Ogni primo giorno di scuola si riacquistano parti di sé, imparando che il proprio mondo, seppur fortemente intrecciato, è distinto da quello del proprio figlio e questo è un’immensa ricchezza.


lunedì 24 settembre 2012

A cosa rinuncio per un figlio?

Oggi vorrei condividere con voi alcuni pensieri relativi alle rinunce che ci si presentano quando decidiamo di avere un bambino.
Gli atteggiamenti possono essere molto diversi, ma la paura colpisce tutti, mamme e papà: avrò chiuso con la mia vita? Non potrò più fare quello che voglio? E il calcetto del giovedì sera? E la cena con le amiche il sabato?
Insomma, si insinuano dubbi e paure mentre quel pancione cresce, come se una parte di noi cominciasse a salutarci, per sempre.
Le reazioni, quando il bambino nasce, si dimostrano poi le più disparate: c’è chi si annulla per la causa e non si prende neanche più il tempo di andare dal parrucchiere per mesi interi e chi finge che quel fagottino sia un’appendice di sé e non abbia esigenze autonome.
Così in spiaggia si vedono mamme che portano i bambini piccoli sotto il sole di mezzogiorno e quasi se ne dimenticano prendendo il sole, mentre quei piccoli si arrossano, non riescono a tenere gli occhietti aperti, non vogliono mangiare né possono dormire quando ne avrebbero bisogno.
Oppure mamme e papà che per paura di non dedicare sufficienti attenzioni al loro bambino nemmeno conversano più, perché bisogna sempre giocare con il piccolo, né si ritagliano momenti di intimità, perché il piccolo occupa nel lettone lo spazio della coppia.
Forse c’è una via di mezzo.
Quando nasce un bambino le sue esigenze sono primarie, anche perché sono quasi di sopravvivenza, e come tali vanno rispettate con molta cura. Ma una mamma e un papà continuano ad essere un uomo e una donna e non possono né devono annullare se stessi, perché prima o poi i figli crescono, piano piano si allontanano, e vanno lasciati andare non costretti a restare perché senza di loro non si ha più un’identità.
Cerchiamo di ragionare con il buon senso e di trovare dei compromessi che preservino innanzitutto la salute del piccolo e il suo benessere, ma anche la qualità della vita di mamma e papà.

lunedì 10 settembre 2012

Perchè a mio figlio serve uno psicologo?

“Non è mica matto! Sono cose da bambini! Niente di grave!”
Quante volte sento dire frasi del genere, così spesso dettate dalla paura di poter essere accusati di negligenza, giudicati cattivi genitori, svergognati per le proprie mancanze.
Il ‘dottore dei matti’ è un evergreen, sotto sotto lo pensa anche buona parte di chi ride di cotanta superficialità. Però poi le difficoltà le abbiamo tutti, ogni giorno, anche i più ‘non-matti’; ci confrontiamo con sentimenti di sconforto, preoccupazione, paura, rabbia e a volte non sappiamo gestirli.
E noi siamo adulti, immaginatevi i bambini, che come noi vivono questi sentimenti, ma che non sanno darsene una spiegazione razionale o una motivazione comprensibile. Si sentono smarriti, inchiodati ad una realtà che sfugge loro di mano; si sentono soli.
Perché non dare loro una possibilità di stare meglio?
Se tuo figlio, o tua figlia, ti preoccupa perché è ingestibile, ha difficoltà a dormire o a mangiare, ha ricominciato a fare pipì a letto o non ha mai smesso, trattiene la cacca e si sporca, ha paure che sono diventate difficili da affrontare, ha problemi scolastici, sta attraversando un momento particolare di crescita, è preoccupato o triste, ti sembra sofferente, è aggressivo, è vittima di bullismo, ha dolori fisici ma gli esami clinici sono tutti negativi, ti sembra diverso dagli altri, non rispetta le regole, è sempre distratto… non sottovalutare il suo disagio. Parlane con un esperto.
La psicologia aiuta le persone a stare meglio conoscendosi nel profondo, non fa magie e non risolve i problemi con arcani rituali; la psicologia è come una stampella per camminare quando abbiamo una gamba rotta, come gli occhiali correttivi quando siamo miopi, come un cappellino con visiera quando il sole è troppo forte.
E lo psicologo è proprio colui che non giudica, ma cerca di comprendere. È il suo mestiere.
Se hai anche solo il dubbio che qualcosa non vada, vai a fare una chiaccherata con uno psicologo, senza alcun impegno. Poi potrai valutare con più consapevolezza la situazione, potrai con più lucidità capire il disagio di tuo figlio, potrai decidere di farlo stare meglio.