lunedì 22 ottobre 2012

Da te mi aspetto di più!



Spesso sento dire questa frase, i genitori la rivolgono ai figli, gli insegnanti agli alunni, i coach ai piccoli giocatori. E l’intenzione è sicuramente delle migliori, si pensa di spronare il bambino in questione, muovendo chissà quale leva d’orgoglio, facendolo sentire pieno di esuberante potenzialità inespressa.
Ma vi siete mai chiesti se è davvero così, ogni qual volta pronunciate quelle sei parole? Vi siete mai chiesti se davvero in quel preciso momento, in quelle condizioni, quel bambino poteva dare di più? E vi siete chiesti se per lui ne valeva la pena?
La frase “da te mi aspetto di più” porta con sé un senso di amarezza non apertamente dichiarato, fa sentire di aver mancato qualcosa, di aver deluso la persona che la pronuncia.
E chi lo dice che questo si riveli sempre un incentivo e non diventi un senso di colpa?
Proviamo piuttosto a cercare di metterci nei panni del bambino che abbiamo di fronte prima di pronunciare quelle parole e chiediamoci se noi, nelle sue condizioni, le apprezzeremmo. 
Proviamo a pensare se, dopo una giornata di lavoro, con tutti i pensieri che ci vengono per quello che succede a casa, qualcuno per noi davvero importante ci dicesse “da te mi aspetto di più” per aver mancato un obiettivo per noi non particolarmente importante. Come ci sentiremmo? Ci verrebbe sicuramente voglia di fare meglio o ci sembrerebbe di non essere proprio capiti?

martedì 16 ottobre 2012

Spazio Alle Mamme!

E' ONLINE IL NUOVO SITO!!!


Gruppi per mamme, dedicati al confronto e al reciproco aiuto in questa particolare avventura della vita, perchè è estremamente importante condividere le difficoltà e non essere sole!! Gruppo DI mamme, PER le mamme, CON le mamme.

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mercoledì 10 ottobre 2012

Dire, fare, baciare, lettera, testamento.

Ci giocano i bambini da chissà quanto tempo, giochiamoci anche noi!
Dire: i bambini hanno delle antenne meravigliosamente sensibili, colgono tutto, soprattutto quello che non viene detto, i segreti, quelli che turbano la mamma, il papà o l’intera famiglia. E se non se ne sentono dare una spiegazione possono averne paura, perché si fanno delle fantasie con ciò che hanno a disposizione. Impariamo a poter dire ai nostri figli, piano piano, con molto tatto, anche quando le cose non vanno bene, rispondendo alle loro domande, non eludendole.
Fare: ai bambini oggi sono offerte mille e una possibilità di fare e a volte i genitori si sentono in difficoltà se rinunciano a qualcosa. Ci sono corsi di nuoto, danza, calcio, musica, lingua straniera, disegno… Insomma, tante attività bellissime e sicuramente utili, ma che forse passano in secondo piano l’importanza dello stare, e non del fare, con i propri figli. Impariamo a stare insieme anche senza avere sempre a disposizione strumenti accessori, ma con noi stessi come primo strumento.
Baciare: beh, quanti baci si danno ai bambini? Quanto li si brama quei bacetti, quelle dimostrazioni di affetto, quel contatto così vicino e dolce? Ma ci chiediamo mai quanto sia intimo un bacio e quanto noi adulti scegliamo con cura a chi darlo? Ricordiamocene quando insistiamo che nostro figlio baci la vecchia zia mai vista, o l’amico di famiglia con la barba ispida, ricordiamoci cosa gli stiamo chiedendo, pensiamoci un attimo se è il caso di arrabbiarsi perché non vuole farlo. E magari troviamo un compromesso che rispetti la nostra voglia che il piccolo dimostri affetto verso qualcuno e la sua voglia di concedere la sua cosa più preziosa a chi non sente così vicino. Non si può mandarlo con la manina da lontano quel bacio?
Lettera: nell’era multimediale le lettere non esistono più, ci sono le e-mail, ma il nostro gioco non si è ancora aggiornato, pensa ancora in termini di carta-e-penna. Ma il senso e il contenuto non cambia, le lettere si scrivono agli amici lontani per mantenere un contatto, per raccontare di sé, per sapere come stanno. Gli amici vanno coltivati, non sottovalutiamone l’importanza, né per noi né per i nostri figli. Gli amici vanno rispettati e vanno scelti, ognuno sente con chi vuole condividere un pezzo di vita. In ogni caso stare con gli altri fa bene. E se non abbiamo tempo di vedere le nostre amiche, mamme, non lasciamo che si dimentichino di noi, scriviamo lettere, mail, bigliettini per piccioni viaggiatori, ciò che preferite, ma teniamole strette.
Testamento: perché in un gioco per bambini c’è il riferimento alla morte? Perché ogni cosa comincia e finisce e l’idea della morte è più che altro l’idea delle cose che ad un certo punto della propria vita bisogna lasciare. Perché è giusto così, anche quando fa un po’ male. Quindi prima o poi il ciuccio va lasciato, il lettone abbandonato, la sicurezza di casa lasciata ad aspettare nelle ore di scuola. E non si possono togliere ai figli le piccole sofferenze che li aiutano a crescere, sono loro essenziali. Si può stare vicino e accogliere i sentimenti che portano con sé, anche se brutti e difficili, lasciando però che la vita faccia il suo corso.

mercoledì 3 ottobre 2012

Riflessioni...

"Voglio anche sottolineare che, nonostante pareri contrari, occuparsi di neonati e di bambini non è un lavoro per una persona singola. Se il lavoro deve essere fatto bene e se si vuole che la persona che primariamente si occupa del bambino non sia troppo esausta, chi fornisce le cure deve a sua volta ricevere molta assistenza. Varie persone potranno fornire questo aiuto: in genere è l'altro genitore, in molte società, compresa la nostra, l'aiuto proviene da una nonna. Altri che possono essere coinvolti nell'assistenza sono le ragazze adolescenti e le giovani donne. Nella maggior parte delle società di tutto il mondo questi fatti sono dati per scontati e la società si è organizzata di conseguenza. Paradossalmente ci sono volute le società più ricche del mondo per ignorare questi fatti fondamentali. Le forze dell'uomo e della donna impegnati nella produzione dei beni materiali contano come attivo in tutti i nostri indici economici. Le forze dell'uomo e della donna dediti alla produzione, nella propria casa, di bambini sani, felici e fiduciosi in sé stessi, non contano affatto. Abbiamo creato un mondo a rovescio." [J. Bowlby]
 

domenica 30 settembre 2012

Il primo giorno di scuola

Che sia il primo giorno di nido, di materna, di elementari, di medie, di superiori, di università, perfino il primo di lavoro del proprio figlio, per una mamma è sempre un momento immensamente emozionante. Quante paure, quanti pensieri, quante gioie si intrecciano!
Poco cambia che il piccolo abbia due, dodici o vent’anni… per la sua mamma è sempre un momento di riflessione.
Ci si chiede come starà lontano da noi, ci si preoccupa che trovi persone che lo capiscano e lo accolgano bene, ci si chiede se sia effettivamente pronto per quel passo… E si aspetta col cuore in gola che torni a casa.
E forse il pensiero torna al passato, indugia sulla nostalgia, e viene un po’ da chiedersi come abbia fatto il tempo a scorrere così veloce. Quando è successo? Quando ha smesso di piangere perché non mi vedeva? Quando ha smesso di aver bisogno della fiaba della buonanotte? Quando ha smesso di rifugiarsi tra le mie braccia per un lieve spavento?
Da quando non sono più tutto il suo mondo?
È difficile abituarsi a un figlio che cresce, perché ci si riabitua anche un po’ a se stesse.
Ogni primo giorno di scuola si riacquistano parti di sé, imparando che il proprio mondo, seppur fortemente intrecciato, è distinto da quello del proprio figlio e questo è un’immensa ricchezza.


giovedì 27 settembre 2012

Spazio 0-12 mesi, mamma-bambino

Care mamme,
da giovedi prossimo, 4 ottobre 2012, presso il centro Primomodo Bergamo, a Bergamo in Viale G.Cesare, cominceremo il percorso di accompagnamento alla neo-maternità.
Con il gruppo che si creerà ci incontreremo una volta alla settimana, sempre di giovedi, dalle 10:30 alle 12:00 e affronteremo insieme i temi che più stanno a cuore alle neomamme: le difficoltà di questa esperienza, il sonno dei piccoli, la coppia dopo il parto, l'allattamento e lo svezzamento, i bisogni del neonato e dei suoi genitori...
Sarà un'esperienza ciclica, aperta a tutte coloro che vogliano confrontarsi e trovare/ricevere sostegno in questa particolare fase di vita, in cui è fondamentale non sentirsi sole.
Vi aspetto!
Per qualsiasi informazione
Centro Primomodo Bergamo tel: 035.077.01.06


lunedì 24 settembre 2012

A cosa rinuncio per un figlio?

Oggi vorrei condividere con voi alcuni pensieri relativi alle rinunce che ci si presentano quando decidiamo di avere un bambino.
Gli atteggiamenti possono essere molto diversi, ma la paura colpisce tutti, mamme e papà: avrò chiuso con la mia vita? Non potrò più fare quello che voglio? E il calcetto del giovedì sera? E la cena con le amiche il sabato?
Insomma, si insinuano dubbi e paure mentre quel pancione cresce, come se una parte di noi cominciasse a salutarci, per sempre.
Le reazioni, quando il bambino nasce, si dimostrano poi le più disparate: c’è chi si annulla per la causa e non si prende neanche più il tempo di andare dal parrucchiere per mesi interi e chi finge che quel fagottino sia un’appendice di sé e non abbia esigenze autonome.
Così in spiaggia si vedono mamme che portano i bambini piccoli sotto il sole di mezzogiorno e quasi se ne dimenticano prendendo il sole, mentre quei piccoli si arrossano, non riescono a tenere gli occhietti aperti, non vogliono mangiare né possono dormire quando ne avrebbero bisogno.
Oppure mamme e papà che per paura di non dedicare sufficienti attenzioni al loro bambino nemmeno conversano più, perché bisogna sempre giocare con il piccolo, né si ritagliano momenti di intimità, perché il piccolo occupa nel lettone lo spazio della coppia.
Forse c’è una via di mezzo.
Quando nasce un bambino le sue esigenze sono primarie, anche perché sono quasi di sopravvivenza, e come tali vanno rispettate con molta cura. Ma una mamma e un papà continuano ad essere un uomo e una donna e non possono né devono annullare se stessi, perché prima o poi i figli crescono, piano piano si allontanano, e vanno lasciati andare non costretti a restare perché senza di loro non si ha più un’identità.
Cerchiamo di ragionare con il buon senso e di trovare dei compromessi che preservino innanzitutto la salute del piccolo e il suo benessere, ma anche la qualità della vita di mamma e papà.