venerdì 17 gennaio 2014
presentazione del libro QUARANTA - DIETRO LE QUINTE DI UN PANCIONE
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lunedì 2 dicembre 2013
QUARANTA, dietro le quinte di un pancione
Quale genitore non ha mai sperimentato i sensi di colpa? Quale genitore non si è rimproverato aspramente per mancanze o errori, struggendosi per le presunte conseguenze?
Non siete gli unici, anzi, siete in buona compagnia.
La mamma perfetta non piange se non di gioia, non ha paura perché è la più forte del mondo, non si sente mai sola perché il suo bambino la completa, non è mai stanca perché le sue batterie sono inesauribili.
Dal giorno in cui si comunica a parenti e amici che si diventerà genitori si sente piovere intorno a sé una marea di consigli: "mangia per due!", "non ingrassare!", "riposati", "fai attività fisica!", "partorisci qui, no lì!" …Non se ne può più!
…trovare nelle altre neo mamme solidarietà e condivisione. Ciò vi renderà più forti. Ciò vi farà capire che è un'esperienza comune. Ciò vi permetterà di sentirvi sorrette.
Il mondo è pieno di gente che sa per certo come si fa ad essere un genitore perfetto, io però non ne ho ancora incontrato uno. E voi?
Diventare mamma è un evento epocale, mette in dubbio tutte le certezze, ci fa confrontare con situazioni destabilizzanti, mette alla prova ogni risorsa.
Quaranta come le settimane di gravidanza e i giorni di puerperio. Quaranta sono i piccoli articoli contenuti in questo libro. Articoli che non vogliono spiegare alle mamme "come si fa" o ai papà come essere migliori. Dei piccoli spunti che possono far riflettere, che parlano anche delle dificoltà, delle paure e della fatica (spesso taciuta o additata) che si provano in gravidanza ed anche dopo. Un piccolo libro che può accompagnare le mamme di oggi all'inizio della loro avventura.
Il libro è disponibile presso le principali librerie e online. Maggiori informazioni.
Quaranta come le settimane di gravidanza e i giorni di puerperio. Quaranta sono i piccoli articoli contenuti in questo libro. Articoli che non vogliono spiegare alle mamme "come si fa" o ai papà come essere migliori. Dei piccoli spunti che possono far riflettere, che parlano anche delle dificoltà, delle paure e della fatica (spesso taciuta o additata) che si provano in gravidanza ed anche dopo. Un piccolo libro che può accompagnare le mamme di oggi all'inizio della loro avventura.
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domenica 8 settembre 2013
Bisogni Educativi Speciali (B.E.S.): corso di formazione per educatori
Cantù, 9 e 14 settembre 2013
CORSO DI FORMAZIONE
La Cooperativa Progetto Sociale organizza un corso di formazione aperto a tutti gli operatori sul tema dei Bisogni Educativi Speciali dal titolo:
“B.E.S., CHE CONFUSIONE! Intervento formativo di approfondimento sui Bisogni Educativi Speciali”.
Formatori:
→ Dott.ssa Silvia Iseni, psicologa clinica, specializzanda in psicoterapia psicoanalitica dell’età evolutiva, collabora attivamente con il Servizio Sanitario Nazionale, ha maturato esperienza clinica presso servizi di Neuropsichiatria Infantile; educatrice professionale. Socia della Cooperativa Progetto Sociale.
→ Dott.ssa Francesca Lesmo, psicologa clinica, specializzanda in psicoterapia psicoanalitica dell’età evolutiva, psicopedagogista scolastica.
→ Dott.ssa Silvia Iseni, psicologa clinica, specializzanda in psicoterapia psicoanalitica dell’età evolutiva, collabora attivamente con il Servizio Sanitario Nazionale, ha maturato esperienza clinica presso servizi di Neuropsichiatria Infantile; educatrice professionale. Socia della Cooperativa Progetto Sociale.
→ Dott.ssa Francesca Lesmo, psicologa clinica, specializzanda in psicoterapia psicoanalitica dell’età evolutiva, psicopedagogista scolastica.
Contenuti: L’area di svantaggio scolastico è molto più ampia di quella riferibile esplicitamente alla presenza di deficit, infatti in ogni classe ci sono alunni che presentano una richiesta speciale di attenzione per una varietà di ragioni. Sono richieste, pertanto, agli educatori di assistenza scolastica, competenze trasversali per operare nella relazione con il singolo alunno portatore di Bes, il gruppo classe allargato, il team docente (quale rappresentante del contesto scolastico più generale) e la famiglia.
Il concetto di Bisogni Educativi Speciali (BES) si basa su una visione globale della persona con riferimento al modello ICF della classificazione internazionale del funzionamento, disabilità e salute (International Classification of Functioning, disability and healt).
Gli alunni con Bisogni Educativi Speciali vivono una situazione particolare, che li ostacola nell’apprendimento e nello sviluppo: questa situazione negativa può essere a livello organico, biologico, oppure familiare, sociale, ambientale, contestuale o in combinazioni di queste.
Gli alunni con Bisogni Educativi Speciali vivono una situazione particolare, che li ostacola nell’apprendimento e nello sviluppo: questa situazione negativa può essere a livello organico, biologico, oppure familiare, sociale, ambientale, contestuale o in combinazioni di queste.
Obiettivi del corso:
→ Conoscere e comprendere i BES;
→ Promuovere la riflessione sulle dinamiche interne ed esterne che esitano nei BES;
→ Sviluppare competenze relazionali e di intervento nel contesto scolastico e degli apprendimenti;
→ Sollecitare il pensiero creativo per orientarsi e agire all’interno delle diverse sfaccettature dei BES e della loro evoluzione del tempo, considerata la dimensione specificamente evolutiva di tali bisogni.
→ Conoscere e comprendere i BES;
→ Promuovere la riflessione sulle dinamiche interne ed esterne che esitano nei BES;
→ Sviluppare competenze relazionali e di intervento nel contesto scolastico e degli apprendimenti;
→ Sollecitare il pensiero creativo per orientarsi e agire all’interno delle diverse sfaccettature dei BES e della loro evoluzione del tempo, considerata la dimensione specificamente evolutiva di tali bisogni.
Programma:
Il corso si articola in due momenti formativi.
Metodologia:
Sono fornite dispense ai partecipanti per la formazione teorica; si sollecita il coinvolgimento e la partecipazione attiva di ogni professionista attraverso tecniche mirate (brain storming, role playing, simulazioni di casi, ecc.)
Date:
9 e 14 settembre 2013
Sede:
Presso lo Spazio Formazione Via Palladio n.
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giovedì 22 agosto 2013
Disturbi Specifici di Apprendimento: Diagnosi, Certificazione, Riabilitazione
Lo Studio di Psicologia Clinica della Dott.ssa Francesca Lesmo è stato autorizzato dalla Regione Lombardia, ASL di Bergamo (nota del 18/07/2013), a rilasciare certificazione valida ai fini scolastici per i Disturbi Specifici di Apprendimento, come sancito dalla legge 170/2010.
Tale certificazione, valida universalmente in ogni ordine e grado scolastico, in istituti pubblici, privati e parificati, esplicita la diagnosi e le indicazioni per gli strumenti compensativi e le misure dispensative più utili.
Che cosa sono i DSA?
Si parla di Disturbo Specifico di Apprendimento (D.S.A.) quando un bambino mostra delle difficoltà isolate e circoscritte nella lettura, nella scrittura e nel calcolo, in una situazione in cui il livello scolastico globale e lo sviluppo intellettivo sono nella norma e non sono presenti deficit sensoriali. I disturbi specifici di apprendimento si manifestano in bambini con adeguate capacità cognitive, uditive, visive e compaiono con l'inizio dell'insegnamento scolastico. Essi si suddividono in:
- Dislessia: difficoltà specifica nella lettura. In genere il bambino ha difficoltà a riconoscere e comprendere i segni associati alla parola.
- Disgrafia: difficoltà a livello grafo-esecutivo. Riguarda la riproduzione dei segni alfabetici e numerici con tracciato incerto, irregolare. È una difficoltà che investe la scrittura ma non il contenuto.
- Disortografia: difficoltà ortografiche. In genere si riscontrano difficoltà a scrivere le parole usando tutti i segni alfabetici e a collocarli al posto giusto e/o a rispettare le regole ortografiche (accenti, apostrofi, forme verbali, etc.).
- Discalculia: difficoltà nelle abilità di calcolo e/o della scrittura e lettura del numero.
In che cosa consiste l’iter diagnostico?
La diagnosi aiuta a conoscere le caratteristiche del disturbo e a convincersi che c’è sempre un modo per superarlo.
La diagnosi aiuta il bambino/ragazzo a raggiungere la consapevolezza delle proprie difficoltà, ma soprattutto della propria intelligenza e delle proprie abilità (memoria visiva, creatività, ecc.); a capire che, grazie a queste e attraverso l’uso di semplici strategie, può riuscire a superare ogni ostacolo; a scegliere il percorso scolastico che desidera senza ripiegare su indirizzi scolastici che richiedono prestazioni inferiori alle proprie possibilità.
La diagnosi aiuta i genitori e gli insegnanti a riconoscere e valorizzare i punti di forza del bambino/ragazzo; individuare la sua modalità di apprendimento privilegiata; saper tracciare un confine chiaro tra ciò che dipende o non dipende dal suo impegno.
La diagnosi dà diritto a utilizzare mezzi compensativi e/o misure dispensative a scuola.
In linea con le Raccomandazioni per la pratica clinica dei DSA (2007-2009) e il relativo aggiornamento, nonché con i risultati della Consensus Conference dell’Istituto Superiore di Sanità, lo Studio della Dott.ssa Lesmo si attiene al seguente protocollo diagnostico:
- Colloqui di approfondimento anamnestico;
- Valutazione neurologica, con particolare attenzione alla valutazione della motilità oculare estrinseca, delle competenze motorie globali e fini, della lateralità, del controllo posturale, della coordinazione, delle abilità prassiche e della presenza/assenza di deficit uditivi o della visione (a cura di un Neuropsichiatra Infantile);
- Valutazione del livello cognitivo;
- Valutazione delle abilità scolastiche, con prove standardizzate che riguardano abilità strumentali nell’area di lettura, scrittura e calcolo;
- Valutazione psicologica dell’equilibrio emotivo del soggetto (autostima, motivazione, competenze relazionali);
- Osservazioni qualitative in merito al comportamento comunicativo spontaneo del soggetto.
Eventualmente, laddove se ne rilevi la necessità, si procede all’aggiuntiva valutazione:
- delle competenze linguistiche (a livello fonologico, metafonologico, lessicale, morfosintattico) in produzione e comprensione;
- delle competenze mnestiche, attentive e visuo-spaziali;
- di un’approfondita psicodiagnosi;
- dell’invio per esami clinico-strumentali specialistici della vista e/o dell’udito.
Come faccio a saperne di più?
La dott.ssa Lesmo organizza seminari per genitori, insegnanti e interessati tutti nella città di Bergamo e in provincia; nel primo semestre 2013 tali incontri si sono svolti a Selvino, presso la biblioteca comunale (febbraio 2013) e a Bergamo, presso la biblioteca Betty Ambiveri (maggio 2013).
Sono in programma nuove serate per l’anno in corso.
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mercoledì 28 novembre 2012
Il massaggio del neonato (AIMI)
Il massaggio del bambino non è una tecnica, è un modo di stare con il proprio bambino.
Il massaggio del bambino è un’antica tradizione presente nella cultura di molti paesi. Recentemente è stata riscoperta e si sta espandendo anche nel mondo occidentale.
L’evidenza clinica e recenti ricerche hanno, inoltre, confermato l’effetto positivo del massaggio sullo sviluppo e sulla maturazione del bambino a diversi livelli.
Il massaggio del bambino è semplice, ogni genitore può apprenderlo facilmente, flessibile, e può adattare alle esigenze del bambino, fin da piccolo e durante le diverse fasi della sua crescita.
Con il massaggio possiamo accompagnare, proteggere e stimolare la crescita e la salute del nostro bambino, è un mezzo privilegiato per comunicare ed essere in contatto con lui.
Il massaggio:
- Favorisce uno stato di benessere nel bambino;
- Aiuta il bambino a scaricare e dare sollievo alle tensioni provocate da situazioni nuove, stress o piccoli malesseri;
- Favorisce il rilassamento del bambino;
- Stimola, fortifica e regolarizza il sistema circolatorio, respiratorio, muscolare, immunitario e gastro-intestinale e così previene e dà sollievo al disagio delle coliche gassose;
- Può prevenire e dare sollievo al disagio provocato dalle coliche gassose;
- Può rivelarsi un buon sostegno nei disturbi del ritmo sonno-veglia;
- Favorisce nel bambino la conoscenza delle varie parti del corpo sostenendo lo sviluppo dell’immagine di sé, così da far sentire il bambino aperto, sostenuto ed amato;
- Favorisce il legame di attaccamento e rafforza la relazione genitore-bambino;
- E’ un’esperienza di profondo contatto affettivo tra genitori e bambino, che favorisce il rilassamento di entrambi;
- Nutre e sostiene nell’arte di essere genitori.
martedì 20 novembre 2012
La giornata mondiale dell'infanzia
La convenzione ONU stipulata nel 1989 sancisce i diritti di bambini e adolescenti. Tutti dovrebbero leggerla almeno una volta.
In particolare vorrei focalizzare l’attenzione sul dodicesimo articolo, che recita “Hai diritto a esprimere la tua opinione su tutte le questioni che ti riguardano. La tua opinione deve essere ascoltata e presa in seria considerazione.” Mi chiedo quante volte siamo in grado di farlo.
Quante volte prevale la nostra assoluta certezza di adulto nell’imporre determinate scelte? Quante volte non abbiamo cinque minuti di tempo per chiedere ‘tu cosa ne pensi?’? Quante volte rifiutiamo il confronto per paura che la nostra autorità ne risenta?
Nella Convenzione è stata riconosciuta l’importanza di valorizzare l’opinione dei bambini, dando loro l’opportunità di esprimerla. È chiaro che poi il genitore o l’adulto in genere è chiamato a perseguire il bene del piccolo, ma senza l’arroganza di dare per scontato, o per inutile, il suo pensiero.
Chiedere a un bambino cosa ne pensa lo fa sentire immensamente valorizzato; si apre la strada al dialogo, si valorizza la comunicazione, si fa concretamente sentire che cos’è il rispetto.
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domenica 18 novembre 2012
I gruppi di genitori (www.spazioallemamme.it)
Perché sono importanti i gruppi di genitori?
Da “La rabbia delle mamme” di A. Marcoli (Oscar Mondadori 2011), alcuni punti di riflessione in merito:
- Diminuiscono la solitudine con cui viene assunto il ruolo di genitore. In un gruppo di condivisione non si è più soli.
- Si percepisce il conforto e la maggior forza data dall’appartenenza: nel gruppo ci si sente tutti sulla stessa barca. Ci si sente capiti e sostenuti.
- Si ottiene un arricchimento e una modifica delle immagini mentali, sia la propria sia quella dei figli. Gli altri genitori aiutano a guardare e vedere le cose anche con i loro occhi, che non in genere meno severi e critici dei propri.
- Aumenta il dialogo e migliora la comunicazione all’interno della famiglia. Questa maggiore capacità protegge i figli e diminuisce il rischio di agiti aggressivi e distruttivi.
- Aumenta la capacita di ascolto vero. Si accoglie l’altro per come è nella realtà, che non sempre corrisponde a come l’abbiamo in mente noi.
- Si crea la possibilità di uno scambio continuo di informazioni e riflessioni necessarie a chi vive la stessa situazione e gli stessi problemi. Tante informazioni utilissime per tutti i genitori vengono messe a disposizione di ognuno da chi ha avuto la possibilità di acquisirle nella propria esperienza personale.
- Migliora la capacità di stare nell’incertezza e nel dubbio. Quando non ci sentiamo soli, ma accompagnati e capiti, diventa più facile anche tollerare il territorio dell’incerto, del dubbio, del disorientamento che caratterizzano tutti i momenti di piccoli e grandi cambiamenti di vita.
- Aumenta la consapevolezza dei propri conti personali o familiari in sospeso con la vita e spesso proiettati massicciamente sui figli senza neanche rendersene conto. Con il tempo si impara a liberarsene per non far pagare ai propri figli i propri conti in sospeso col passato.
- Migliora la capacità di separazione e rispetto dei confini reciproci. I figli potranno così cominciare a costruire la loro identità autonoma, messa a rischio da legami spesso di dipendenza reciproca basati su schiaccianti sensi di colpa e ricatti affettivi.
- Si crea la possibilità di chiudere i conti in sospeso con i propri genitori. La possibilità di riuscire a poco a poco a far pace con i genitori che ognuno si porta dentro, sia che siano vivi oppure ormai morti.
- Nasce la possibilità di cambiare ottica di lettura. Ci si pone domande diverse che aiutano a trovare strade e soluzioni diverse che non si ritorcano più né contro i genitori, né contro i loro bambini.
- Si presenta la possibilità di sanare vecchie ferite. Racamier, famoso psicoanalista, diceva che ogni ferita si può chiudere, ma solo a una condizione: che prima venga aperta.
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